OSPITALE DI CADORE (BELLUNO) - «Non possiamo più vivere così. Uscire di casa con il buio è diventato un incubo». Parole pesate (e pesanti) più che un vero e proprio sfogo. Parole che non arrivano dalla periferia di una grande città, da un quartiere malfamato diventato preda della malavita, dello spaccio, delle risse tra bande. No. Il luogo d'origine è Ospitale di Cadore, paese da meno di 300 anime lungo la valle del Piave.
Ma a quanto pare, da un po' di tempo è diventato inospitale per i residenti. Perché la presenza dei lupi – non solo nei boschi vicini, bensì tra le case – è sempre più incalzante. E – lo dicono gli abitanti – anche pericolosa. «Dopo le 18, quando cala il sole, siamo costretti a chiudere porte e finestre. È come vivere in coprifuoco. Anzi, è sopravvivere. Perché così non si può andare avanti». Lo dice Elena Olivotto, dipendente dei Comuni di Ospitale e Perarolo, nonché moglie dell'ex sindaco del paese (oggi assessore e vicesindaco nella vicina Longarone).
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Qualche giorno fa ha subito un incidente stradale. Due cervi le sono piombati sulla carreggiata, mentre tornava a casa. «È successo giovedì sera, alle 20.20, nei pressi della stazione ferroviaria di Ospitale» racconta Elena Olivotto. «I due cervi scappavano, rincorsi da un lupo. Il secondo è scivolato dietro l'auto, schivandola, ed è scomparso tra i boschi, ma il primo non ho potuto evitarlo: è sbucato proprio all'improvviso». Incidenti con la fauna selvatica sono all'ordine del giorno, sulle strade bellunesi (la media è di oltre 360 all'anno). Anche se la zona in cui è avvenuto quello di giovedì scorso a Ospitale non è tipica per gli attraversamenti di cervi e caprioli. Ma è ciò che è successo dopo lo schianto che ha lasciato Elena impietrita.






