New York coi suoi nove milioni e passa di abitanti non è Hamtramck, in Michigan, che di residenti ne fa trentamila, e nemmeno Dearborn, sempre in Michigan, che ne fa poco più di centomila. Però, quanto accaduto in quei due angoli del Midwest avrebbe dovuto meglio consigliare e dovrebbe quanto meno ora mettere sul chi vive i newyorchesi che martedì scorso hanno votato per Zohran Mamdani, socialista e musulmano, incoronandolo sindaco di New York. Le due città-sobborgo di Detroit sono governate da anni da sindaci di fede islamica: lo yemenita Ahmer Ghalib e l’americano di origini libanesi Abdullah Hammoud (riconfermato a Dearborn dal voto dello scorso 4 novembre).
Due anni fa, Ahmer Ghalib è finito sulle pagine di molti giornali americani ed esteri (compreso l'italiano La Repubblica) per aver vietato nella sua città l'esposizione delle bandiere arcobaleno nel corso del mese di giugno, quello del Pride, facendo insorgere i rappresentanti locali della comunità Lgbtq che si sono visti traditi dall'uomo che loro stessi avevano contribuito a far diventare sindaco. «Lo abbiamo votato e adesso i nostri diritti sono in pericolo», hanno piagnucolato di fronte all’irremovibile divieto del primo cittadino, provando sulla loro pelle liberal come un musulmano sia quanto di più lontano dai valori liberal sulla faccia della terra. Anche peggio ha fatto il suo collega Hammoud quando nel settembre 2024 è intervenuto a un raduno di protesta contro gli attacchi di Israele in Libano in cui si sono urlate lodi a Hassan Nasrallah, allora numero uno dell’organizzazione terroristica filo-iraniana Hezbollah e testimoni non musulmani hanno udito distintamente incitare alla «morte dell’America» (per il sostegno dato agli israeliani). Lo stesso sindaco di Dearborn è finito recentemente sulle pagine dei principali giornali americani perché, durante un consiglio comunale che intendeva cambiare nome a una strada della città dedicandola a un predicatore filo-Hezbollah, ha replicato a un cittadino che in aula esprimeva le sue perplessità dicendogli che quella non era più «la sua città» e che «noi (intendendo i musulmani come lui, ndr) festeggeremo per le strade quanto voi ve ne andrete da questo posto».













