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L’elezione del nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, il primo musulmano nella storia della città a ricoprire tale carica, e con posizione quantomeno controverse su Israele ed ebrei, sta scuotendo l’opinione pubblica e preoccupando gli imprenditori della Grande Mela. Una politica «socialista», così l’ha definita lui, che vuole tassare i super ricchi in nome dell’«equità». Ma come stanno davvero le cose? Lo abbiamo chiesto a un grande imprenditore che vive lì, Jason Pomeranc, 54enne democratico, cofondatore del gruppo Sixty Collective, che possiede e gestisce hotel, bar e ristoranti a New York, oltre che a Los Angeles e a Washington.
Anche se è ancora presto per dirlo, quanto pensa che il settore del turismo e chi, come lei, ha forti interessi in questo campo, possa risentire dell’elezione di un sindaco che sta facendo discutere in tutto il mondo? Non teme anche un eccesso di pubblicità negativa?
«New York accoglie quasi 65 milioni di visitatori l’anno. Anche un piccolo calo avrebbe un impatto enorme sulla mia attività e sull’economia in generale. La retorica del sindaco eletto, che manca di rispetto alle forze dell’ordine, mostra ostilità verso il mondo degli affari e persegue un’agenda socialista e, molti direbbero, antiamericana, potrebbe colpire gravemente il turismo, portando via miliardi di dollari. Le società di servizi finanziari si stanno già preparando a operare fuori da New York, in Connecticut, Florida e Texas, nel caso la situazione diventasse ingestibile».












