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Ultimo aggiornamento: 17:20
Se vogliamo capire dove sta andando il vento della Storia, guardiamo a New York. Martedì notte Zohran Kwame Mamdani, 33 anni, figlio della diaspora africana e militante socialista, ha travolto nientemeno che Andrew Cuomo nelle primarie democratiche per la carica di sindaco. Bombe mediatiche, super-Pac da 25 milioni di dollari, endorsement di mezzo establishment: nulla è bastato al vecchio governatore per arginare una marea di giovani, lavoratori precari, donne e comunità razzializzate che hanno scelto un programma radicale su casa, trasporti gratuiti e tassazione dei big del real estate.
Perché Mamdani? Perché ha parlato la lingua della vita quotidiana: affitti insostenibili, salario che non copre più il costo di un MetroCard, asili nido pubblici per chi non arriva a fine mese. Ha trasformato la rabbia in progetto, rispondendo ai colpi bassi – lo chiamavano “il musulmano socialista” per spaventare i moderati – con un sorriso porta-a-porta e 10mila volontari sul territorio. Nell’era degli algoritmi, la sinistra vince ancora bussando alle porte.
Che cosa ci insegna questa storia? Ad esempio che alla destra si risponde con la coerenza, non con i compromessi al ribasso. È la lezione che Bernie Sanders ripete dal 1981, da quando conquistò Burlington promettendo case popolari e trasparenza fiscale contro gli speculatori. È la lezione che Alexandria Ocasio-Cortez ha portato al Congresso scalzando un capocorrente del Queens con un budget cento volte superiore. Dove la sinistra mostra coraggio – e non paura di essere chiamata “radicale” – l’elettorato la premia.











