Serata corposa all’Opéra Bastille di Parigi: “Racines”, cioè radici, voluto dal direttore della danza José Martinez, è un viaggio attraverso il lavoro di tre coreografi molto diversi: George Balanchine, Mthuthuzeli November e Christopher Wheeldon (quindi Russia e New York, il Sudafrica e l’Inghilterra); e tre musiche altrettanto distinte: Ciajkovsky, Gershwin e Bernstein.

Ne esce, come sempre, un corpo di ballo con solisti e étoile smagliante di bravura e di stile. Anche nell’ultima replica dello spettacolo cui abbiamo avuto modo di assistere

Era il 1947 e George Balanchine, russo ma in realtà di origine georgiana, da anni a New York alla testa di quello che allora era l’American Ballet (il nome New York City Ballet sarebbe arrivato dopo) come preso dal rimpianto per la sua Pietroburgo (che era ormai Pietrogrado) e il suo teatro Mariinsky (che all’epoca ancora non si chiamava Kirov) concepì un nostalgico balletto sulle note di Ciajkovsky: “Theme and variations”. C’è chi ha voluto vedere in questo lavoro (per esempio il critico Arlene Croce) non solo un omaggio a Marius Petipa (il padre nobile del balletto russo ottocentesco), ma quasi una sintesi della “Bella addormentata”.

Due lampadari di cristallo in alto sulla scena, spazio vuoto, sfondo azzurro, tutù azzurri e calzamaglie per una esposizione complessa di tutte le possibili declinazioni accademiche su una musica che, come dice il titolo, è la variazione di un semplice tema.