Recuperare i manoscritti, le notazioni, le partiture, le trascrizioni e i resoconti dell’epoca, rispolverare i ricordi, rifare i segmenti delle coreografie perdute: sono questi alcuni dei tratti che il ballerino e coreografo Pierre Lacotte adottò nel 2001 nel suo progetto di allestimento dell’antico balletto del 1846 per l’Opéra de Paris. Un titolo, quello di “Paquita”, in grado di svelare il coté brioso, vivace e virtuoso della coreografia ottocentesca qui rimaneggiata rispettando le estetiche proprie della danza di due secoli fa ma adattata ai danzatori dell’epoca presente, come a osservare una prassi peculiare, nonché ineludibile, dello sviluppo storico dell’arte di Tersicore.
Oggi il lavoro approda per la prima volta alla Scala in una nuova produzione con le scene e i costumi di Luisa Spinatelli che torna nei dintorni di Saragozza dopo venticinque anni dalla prima francese ripensando un armonioso allestimento interamente realizzato dalle maestranze scaligere adottando la sua distintiva cifra stilistica della tradizione pittorica della scena dipinta. Oltre duecento i costumi di ispirazione storica confezionati in perfetta corrispondenza con i figurini dell’epoca della creazione: irresistibili, segnatamente, i corpetti color granato del corpo di ballo.






