Tesla ha appena approvato un pacchetto retributivo che, tra obiettivi industriali e azionari, può valere fino a 1.000 miliardi di dollari per Elon Musk: il più grande «premio» della storia del capitalismo. Scandalo? No. È la fotografia brutale di una cosa semplice: l’Occidente scommette sul suo ingegnere capo. Questo non è denaro contante consegnato a un riccone capriccioso per comprarsi yacht in più. È un contratto: Musk incasserà solo se trasformerà Tesla in una macchina totale dell’innovazione, capace di arrivare a una valutazione di 8.500 miliardi, produrre 20 milioni di auto l’anno, lanciare un milione di robotaxi autonomi e mettere in fabbrica legioni di robot umanoidi Optimus. Obiettivi colossali, votati da oltre il 75% degli azionisti in piena trasparenza, nonostante il fuoco di fila di fondi pensione, sindacati e moralisti da tastiera. Se fallisce, niente premio. Se ci riesce, vuol dire che avrà riscritto filiere industriali, lavoro, mobilità, gettando le basi di un nuovo ciclo tecnologico occidentale.