Oltre 20 milioni di italiani non praticano attività fisica. Seduti in auto, davanti al computer o sul divano, uomini e donne di ogni età vivono senza muoversi, giorno dopo giorno. Un comportamento che, secondo gli oncologi italiani, può fare la differenza tra vivere più a lungo o ammalarsi prima. L’attività fisica regolare riduce, infatti, del 31% il rischio di morte per tumore e abbassa fino al 20% la probabilità che la malattia insorga. I dati, presentati al XXVII Congresso Nazionale dell’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in corso a Roma, sono chiari. Ma più del numero colpisce l’urgenza di un messaggio: muoversi può salvare la vita.
L'impatto del movimento sul cancro
“Lo sport interviene positivamente su diversi meccanismi di patogenesi di molte tra le più diffuse neoplasie”, spiega Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom. “Un recente studio pubblicato su JAMA Oncology ha evidenziato come il movimento regolare possa proteggere contro tumori molto insidiosi come quelli del sistema digestivo”. Tra i tumori più sensibili allo stile di vita sedentario ci sono quelli al seno, colon, vescica, rene, stomaco, endometrio e adenocarcinoma esofageo. In Italia l’11% della popolazione è obesa: un fattore di rischio strettamente connesso alla sedentarietà. “L'attività fisica porta enormi benefici non solo al singolo individuo, ma anche alla collettività», continua Di Maio. «Va promossa come intervento concreto di salute pubblica».







