PADOVA - Due telefonate hanno segnato la sua vita e quella del resto della famiglia. La prima risale al 14 novembre del 1985 quando un paio di volte l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamò al numero di casa, e la cameriera, incredula nel sentire il nome dell’interlocutore, mise giù la cornetta pensando a uno scherzo: solo grazie all’intercessione del prefetto fu evidente che si trattava proprio proprio del Capo dello Stato, il quale cercava il professor Vincenzo Gallucci per complimentarsi per il primo trapianto di cuore eseguito in Italia, che aveva portato a termine con successo poco prima all’ospedale di Padova. Un evento di straordinaria importanza, dunque, di cui quel marito e papà timido e riservato era stato artefice. Il secondo squillo indimenticabile, sempre sulla stessa linea fissa ma purtroppo di tutt’altro tenore, è datato 10 gennaio 1991 e dall’altro capo del filo c’era il vice prefetto che si trovava sotto l’abitazione: chiedeva ai parenti del cardiochirurgo di scendere e di salire con lui sull’auto della Polizia per andare all’ospedale di Verona, dove erano state accolte tre persone coinvolte in un tragico incidente stradale: durante il tragitto il funzionario non disse nulla e all’arrivo al nosocomio scaligero i familiari di Gallucci videro il loro Vincenzo, che la mattina avevano salutato sorridente, privo di vita su un tavolo di acciaio dell’obitorio. Lui era deceduto nel drammatico schianto avvenuto sulla A4 e i colleghi Giovanni Stellin e Ugo Livi, i collaboratori che lo avevano accompagnato a Bergamo per effettuare un complicato intervento chirurgico, erano gravemente feriti.
Vincenzo Gallucci, 40 anni fa il primo trapianto al cuore in Italia. Il ricordo del figlio Stefano: «Papà e quella telefonata del Presidente»
PADOVA - Due telefonate hanno segnato la sua vita e quella del resto della famiglia. La prima risale al 14 novembre del 1985 quando un paio di volte l’allora presidente della Repubblica...






