Dopo lo stop alla legge sul terzo mandato deciso dalla Corte Costituzionale, l'imputazione coatta per “uccisione di animale con crudeltà e senza necessità” disposta dal Tribunale di Trento. Nell’arco di quarantott’ore, due verdetti sfavorevoli a Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma: ieri il giudice per le indagini preliminari Gianmarco Giua ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, disponendo il prosieguo del procedimento per l’abbattimento dell’orso M90 avvenuto il 6 febbraio 2024, nonché l’iscrizione nel registro degli indagati per i dirigenti provinciali Raffaele De Col e Giovanni Giovannini. «L’obiettivo, allora come oggi, è sempre stato uno: tutelare l’incolumità pubblica e garantire la sicurezza del nostro territorio», si difende il leghista, mentre esulta Carla Rocchi, numero uno nazionale dell’Enpa, che si era opposta alla chiusura del caso: «Questa ordinanza segna un momento storico per la tutela della fauna selvatica in Italia».

L’associazione animalista riferisce che, dalla ricostruzione contenuta nell’ordinanza, emergono quattro elementi decisivi: «L’orso M90 non fu narcotizzato prima dell’uccisione, nonostante fosse radiocollarato e rintracciabile. Furono esplosi tre colpi, ma solo due colpirono l’animale, senza causarne la morte immediata. L’autopsia ha evidenziato che l’orso morì dissanguato per un’emorragia interna dopo una lunga agonia. Nessun veterinario era presente, contrariamente al protocollo Pacobace». Secondo il gip Giua, «vi è già sufficiente base probatoria per ritenere configurabile il reato di uccisione con crudeltà». La relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo (la stessa del caso Garlasco) e del veterinario forense Orlando Paciello, consulenti di Enpa nella costituzione patrocinata dalle avvocate Valentina Stefutti e Rosa Rizzi, ha evidenziato «come l’uccisione con proiettili esplodenti di calibro 30.06 senza previa anestesia abbia causato un’emorragia interna che ha portato a morte l’animale dopo forti e prolungate sofferenze».