Cgil, Cisl e Uil viaggiano su binari paralleli per quanto riguarda le mobilitazioni contro il governo Meloni sulla legge di bilancio: le agende personali di manifestazioni non coincidono tra loro
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
La protesta contro il governo Meloni sulla manovra economica spacca i sindacati. Cgil, Cisl e Uil porteranno, sì, la legge di bilancio in piazza, ma lo faranno separatamente, con motivi diversi e dinamiche opposte. La Cgil la boccia completamente e ha appena proclamato il quarto sciopero consecutivo contro l'esecutivo nazionale di centrodestra (quinto, se si mette assieme quello durante il governo Draghi): sarà nuovamente un venerdì - il 12 dicembre - ma questa volta non ci sarà la Uil, con cui aveva condiviso quelle ultime proteste. Il tutto avverrà alla vigilia dell'iniziativa della Cisl, che pure si mobilita ma con una manifestazione di sabato, il 13 dicembre a Roma, per rilanciare il Patto della responsabilità. Anche la Uil non resta ferma e si appresta a lanciare una propria manifestazione personale, che si terrà con ogni probabilità di sabato: la decisione definitiva arriverà martedì prossimo nella riunione dell'esecutivo confederale.Quello che separa in maniera vistosa tre le sigle sindacali è il giudizio sulla manovra. Landini la boccia su tutti i fronti, bollandola come ingiusta, sbagliata e senza le risposte necessarie su salari, fisco e pensioni; e pertanto chiede di cambiarla radicalmente. Per sostenere il rinnovo di tutti i contratti, defiscalizzati, un piano di assunzioni nei settori pubblici, investimenti in sanità e istruzione e non nelle armi, la restituzione del fiscal drag e il blocco dell'aumento dell'età pensionabile. Da qua, il nuovo sciopero generale, con manifestazioni in tutta Italia. Una decisione piuttosto discordante con la linea della Cisl, secondo la quale la legge di stabilità è il primo tassello di quello che chiama "Patto della responsabilità" tra le forze riformiste e il governo per superare le emergenze del Paese e consolidare la crescita, anche in vista della fine degli effetti del Pnrr nel 2026.












