BARI – Vedere morire i familiari a Gaza o in Ucraina. Rimanere rinchiusi in bunker sotterranei, con poco cibo, con la paura di essere uccisi, come gli ostaggi israeliani di Hamas. Subire la carestia nel conflitto in Darfur. Ricevere minacce o essere vittime di abusi. Sette persone su dieci vivono, nel corso della vita, un evento traumatico, con rischio di disturbo post-traumatico da stress del 14% (PTSD). Conflitti, violenze, catastrofi naturali, lutti sono spesso il fattore scatenante. Il dolore non si cancella. I dati emergono dall’ultimo Congresso Mondiale di Psichiatria, che si è svolto a Praga a ottobre, e ha affrontato soprattutto le problematiche relative ai conflitti in corso che, riferisce l’ONU, sono oltre 50 in tutto il mondo. Se ne è parlato al 50° congresso della Società Italiana di Psichiatria (SIP) in corso a Bari:
Lo studio in Ucraina
Dallo studio The Lancet Psychiatry Commission on mental health in Ukraine emerge, ad esempio, un aumento dei ricoveri psichiatrici dopo l’inizio del conflitto saliti a 552 al mese nell’aprile 2024, rispetto ai livelli prebellici (433,4 nel gennaio 2022). I dati mostrano una percentuale stabile di ricoveri legati a Disturbo da Stress Post-Traumatico (17,3%).








