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Sterminò la famiglia, è scappato dalla comunità. E ora spiega le ragioni della sua fuga. “Le case lavoro sono vecchi ospedali psichiatrici giudiziari”

Non si sa dove si trovi, ma ha spiegato in una lettera le ragioni della sua fuga. Perché quella di Elia Del Grande non è un’evasione, ma una fuga che, se venisse catturato, lo obbligherebbe a riprendere da capo un lungo iter di giustizia. Condannato a 30 anni di reclusione dopo aver compiuto, con un fucile, una strage famigliare, era scappato dalla casa lavoro in cui era stato ristretto il 23 settembre 2025, dopo essere stato posto in libertà vigilata: il provvedimento era stato motivato dal magistrato di sorveglianza con la pericolosità sociale.

Ed è proprio la magistratura che Del Grande incolpa nella sua missiva, inviata a VareseNews: “Avevo ripreso in mano la mia vita, ottenendo con sacrificio un ottimo lavoro dando tutto me stesso in quel lavoro che oggi mi hanno fatto perdere senza il minimo scrupolo, mi riferisco alla magistratura di sorveglianza, avevo ritrovato una compagna un equilibrio i pranzi le cene il pagare le bollette le regole della società, tutto questo svanito nel nulla per la decisione di un magistrato di Sorveglianza, che mi ha nuovamente rinchiuso facendomi fare almeno mille passi indietro riproponendomi soltanto la realtà repressiva carceraria, anzi quella delle case lavoro è ben peggio”.