Sono più di 50 le stagioni teatrali in partenza curate da Arteven, il circuito regionale veneto, che con l'autunno vede entrare nel vivo l'operatività legata agli spettacoli dal vivo. E proprio partendo dai numeri molto positivi, il presidente di Arteven Massimo Zuin rivendica il valore cruciale del lavoro condotto da 22 anni nelle comunità e nei territori. Sì, perché con 18 dipendenti l'associazione che gode del sostegno delle istituzioni, Regione Veneto in primis muove un giro d'affari di circa 10 milioni di euro e costruisce progetti per 107 soci (soprattutto Comuni).
Come sta oggi lo spettacolo dal vivo in Veneto?
«Direi che sta molto bene. Registriamo con soddisfazione un aumento importante della presenza. Il teatro, rispetto ad altri settori della proposta artistica, rappresenta un'occasione unica e irripetibile di stare davanti a un interprete e vivere un'esperienza unica. L'affezione del pubblico è in crescita complessivamente, con punte incredibili: al Toniolo di Mestre passiamo da 2.400 a 2.700 abbonamenti, Thiene vanta 750 abbonati».
Come leggete questo fenomeno?
«Credo sia legato soprattutto a una voglia di socialità incredibile. Se si pensa a una città come Mestre, la programmazione teatrale è la risposta alle lamentele del "non c'è nulla". La gente si sente sicura in un luogo sicuro e condivide un momento unico di comunità con persone che hanno la stessa sensibilità. Come diceva lo storico direttore di Arteven Pierluca Donin, il teatro è un punto di sicurezza tanto per Mestre quanto per tutte le città, dove la gente che si muove riempie il vuoto e il buio. A Mestre come a Mirano, a Thiene, Cavarzere o Piove di Sacco la gente sfida il freddo e sceglie l'incontro».







