I piani nazionali con cui ogni Paese indica come intende tagliare le emissioni, saranno aggiornati periodicamente, sono misurabili e verificabili, e costituiscono la base dei negoziati e dei controlli alle COP. Il nuovo accordo, oltre all’aggiunta del suddetto traguardo intermedio, introduce una maggiore flessibilità sugli obiettivi: i tagli alle emissioni, ad esempio, potranno essere conteggiati tramite crediti guadagnati attraverso progetti all’estero in una percentuale maggiore rispetto a quanto previsto in precedenza. In particolare, sono stati introdotti due strumenti: una clausola di revisione biennale, che obbligherà la Commissione Ue a verificare ogni due anni lo stato di avanzamento del piano, e un “freno di emergenza” per rivedere temporaneamente gli obiettivi in caso di crisi economiche o energetiche. Si tratta di un doppio paracadute che permette l’aggiornamento della rotta rispetto ai rigidi paletti Ue, che tenga conto anche dell’impatto su famiglie e industria.

Un Paese possa in parte contabilizzare come proprie le riduzioni delle emissioni ottenute in un altro Paese (ad esempio piantando alberi o proteggendo una foresta) attraverso l’acquisto di crediti. Nel nuovo piano la quota massima conteggiabile sale dal 3% al 5% del target 2040 (di conseguenza, la riduzione effettiva interna delle emissioni scende dal 90% all’85%), con l’impegno a valutare in futuro un’ulteriore estensione del 5%. In particolare Italia conta di poter sfruttare la cooperazione energetico-climatica con i paesi africani per far pesare i suoi crediti e accorciare la strada verso il traguardo riducendo anche i costi.