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Il modello è quella sinistra che agli operai prometteva migliorie
Post social accattivanti, trasporti gratis e tasse dal retrogusto sovietico. Il vento socialista che ha spinto Zohran Mamdani a diventare sindaco di New York è stato dipinto come uno sconvolgimento importante per la capitale del capitalismo globale. La ricetta del nuovo primo cittadino è ricca di promesse che secondo molti sono irrealizzabili. È il caso del piano di edilizia popolare: 200mila alloggi in 10 anni per una spesa di oltre 100 miliardi o del blocco degli affitti per alcune fasce della popolazione. E ancora: bus gratuiti, assistenza all'infanzia per tutti i bimbi da sei mesi a cinque anni con l'aggiunta di negozi di alimentari gestiti dal Comune per dare beni di prima necessità a prezzi calmierati. Il tutto alimentato con un aumento delle tasse per i newyorchesi con redditi oltre il milione di dollari e per le aziende.
Parlando di lui Donald Trump ha usato gli epiteti come "comunista" e "marxista", ma il 34enne quando parla di socialismo non pensa né a Lenin, né al Che. Ha in mente una tradizione sepolta nella storia americana, il cosiddetto "socialismo delle fogne". C'è stato un tempo in cui negli Stati Uniti la parola "socialista" non era tabù, ma un movimento che macinava consensi. Non in tutto il Paese, ma in alcune regioni che contavano. In particolare quella tradizione ha riguardato le città, con una schiera di sindaci eletti tra la fine dell'800 e gli anni 60 del 900. Si stima che solo tra il 1900 e il 1940 almeno un migliaio di "socialisti" siano stati eletti in 348 città che ci siano stati almeno 146 sindaci.






