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Abbassare i prezzi per rendere tutto accessibile a tutti, invece di elevare il potere d'acquisto e pagare i prodotti il giusto. È la ricetta del socialismo, livellare verso il basso, invece di avere magari più varietà ma verso l'alto
Questa storia dei rider è squallida, d'accordo, ma che storia è? Così, a pelle, non ci piace, ma cosa c'è sotto? Povertà. Al fondo, è una semplice storia di povertà. Non quella dei rider, che forse sarebbe l'unica, se non giustificabile, quanto meno ad avere un senso. Sono per lo più immigrati. Devono mangiare e sbarcare il lunario. Hanno altre opportunità? Probabilmente sì. Fuori dai circuiti criminali? Probabilmente no. Allora pedalano. Non è il massimo, ma è qualcosa e magari i loro figli ce li troveremo dottori un giorno. È così che va, è così che è sempre andata.
No, la miseria di questa vicenda è ben più ampia e molto meno giustificabile. Inquadriamola nei fondamentali. Siamo un'economia di mercato, dove uno può decidere se pedalare o no sotto la pioggia e soprattutto a che prezzo. Dopotutto, tanti vanno in giro quando piove. Professionisti in scooter con ogni tempo, anche con bambini dietro da portare a scuola, e non fanno pena a nessuno. Forse dovrebbero, ma è un'altra storia. Ovvio, loro sono i ricchi, se anche si bagnano un po' poi guadagnano tanto da potersi scaldare. Così, siamo arrivati al punto: i soldi. Questi rider guadagnano pochi euro per portare la cena a casa. Chi lo fa a tempo pieno tira su 7/900 euro al mese. Per arrivare sui 1500/1700 deve fare più turni e integrare coi bonus. Molti praticanti che hanno già passato l'esame di avvocato se li sognano, ma vuoi mettere? Sarà per questo che per loro il sindacato non chiede la retribuzione oraria minima.






