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Nel mercato libero si guadagna solo se qualcun altro ti sceglie. La ricchezza di un soggetto rappresenta la scelta di tanti altri
Il senso comune ha fatto diventare la ricchezza sinonimo di colpevolezza. Si incrociano quattro potenti pregiudizi che conviene svelare per smontare dalla base questa costruzione. Partiamo dall'eredità religiosa, mal tramandata. Un conto è contestare la ricchezza in sé, un altro l'attaccamento ad essa. Vi è poi un filone, per così dire, antropologico: l'invidia diventa rispettabile se trova una giustificazione morale. Ma il salto decisivo arriva con il marxismo: roba recente, dunque. La ricchezza non si crea, ma si sottrae. È un furto ai danni di alcune classe sociali, dunque il profitto è sfruttamento e il capitale appropriazione. Infine il quarto terribile pregiudizio: la ricchezza è potere. O meglio si confondono i due aspetti. Un liberale non ama la rendita, e cioè, semplificando molto, la ricchezza derivante da una posizione di potere e non da una conquista mercato.






