Nelle pieghe del disegno di legge di bilancio si possono individuare elementi importanti sullo sviluppo delle politiche per il Mezzogiorno.
L’architrave è il rifinanziamento su base triennale del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese nella Zona economia speciale, un’entità che alla fine accorpa l’intero territorio meridionale più Umbria e Marche. Ci sono a disposizione 2 miliardi e 300 milioni per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. Ma sarebbe miope esaurire con queste cifre la lettura del disegno di politica industriale che si vuole imprimere al Sud.
Nessun dettaglio sulle spese
Lo fa notare ad esempio la Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, nel ricordare che il piano strategico della Zona speciale andrà aggiornato, per far sì che il supporto pubblico agli investimenti risulti più mirato: no bonus a pioggia, ma più incentivazione delle filiere strategiche, quelle a maggiore potenziale innovativo. Non aiuta, va detto, l’esiguità dei dati pubblici a disposizione per misurare la reale efficacia dell’incentivo Zes. I provvedimenti di autorizzazione unica rilasciati sono stati oltre 800, 422 nel solo 2025, Si prospettano investimenti per oltre 8 miliardi e 500 milioni ma la struttura di missione di Palazzo Chigi non ha mai fornito dettagli sulla tipologia di spese – tra terreni, capannoni e macchinari ad esempio – o sui settori interessati. Secondo una stima realizzata dalla Fondazione Merita, la Zes sta attraendo soprattutto piccoli investimenti, con una media che non supera 11 milioni di euro, una dimensione lontana dalle grandi operazioni, magari di multinazionali straniere, che si sperava di attrarre quando fu disegnato l’impianto originario delle otto zone economiche speciali regionali, in seguito accorpate in un’unica Zes.







