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5 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 18:27

Comuni, Regioni e Province lanciano l’allarme: la legge di Bilancio 2026 non affronta le criticità strutturali della finanza locale e gli enti potrebbero ritrovarsi non in grado di garantire servizi essenziali ai cittadini. Nel corso delle audizioni davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, Anci e Upi hanno espresso un giudizio fortemente negativo sul testo del governo, denunciando tagli, accantonamenti e mancanza di risorse stabili. Mentre le Regioni hanno avvertito che i Lep non possono essere garantiti con loro risorse.

“Permangono pesanti criticità finanziarie che mettono a rischio la capacità dei Comuni di garantire alcuni servizi essenziali ai cittadini”, ha spiegato il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Il nodo principale resta la spesa corrente, gravata da tagli e accantonamenti introdotti dalle precedenti leggi di bilancio per un totale di 2,08 miliardi fino al 2029, con una contrazione di 460 milioni nel 2026. “I Comuni sono arrivati a fondo scala, sia come capacità fiscale sia come capacità di spesa corrente rispetto ai vincoli esistenti”. Secondo l’Anci, sarebbe necessario trasformare parte dei tagli in accantonamenti per spese di investimento, così da liberare margini per interventi sui territori. Tra i temi sollevati il costo del personale su cui “c’è un piccolo segnale” ma la chiusura del contratto nazionale “determina un incremento della spesa di circa 1 miliardo” per cui “si determina una capacità ridotta di reclutamento e di sostituzione del personale che va in pensione“.