Bruxelles, 5 nov. (askanews) – L’Italia è soddisfatta del difficile compromesso sugli obiettivi climatici che è stato trovato nelle prime ore di questa mattina a Bruxelles, al Consiglio Ambiente dell’Ue, in cui sono state riconosciute diverse istanze portate avanti dal governo. Lo ha affermato oggi a Bruxelles il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, incontrando brevemente i giornalisti a margine della ripresa della riunione del Consiglio, che si è conclusa con l’accordo votato a maggioranza qualificata (con l’Italia a favore).
“Abbiamo approvato – ha riferito il ministro – sia la legge sul clima che l’Ndc per la Cop30”. La legge sul clima riguarda l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% al 2040, rispetto al 1990, mente gli Ndc sono i “contributi determinati a livello nazionale”, che i Paesi parte della Convenzione Onu sul clima devono aggiornare ogni cinque anni, e che riguardano ora il 2035. Su questo punto, i ministri hanno confermato la “finestra” indicativa di riduzione delle emissioni tra il 66,3% e il 72,5%, che era già stata proposta al Consiglio Ambiente di ottobre.
“Devo dire – ha osservato il Pichetto Fratin – che è stata una trattativa intensa, e la Commissione ha riconosciuto che le istanze che portavamo avanti come Italia, e come gruppo di Paesi uniti all’Italia, erano rilevanti ed erano importanti, equilibrate. E quindi ha riconosciuto quelle grandi istanze che riguardavano lo slittamento di un anno dell’Ets2”, il nuovo, controverso sistema di permessi di emissioni di CO2 che dovranno acquistare i fornitori di carburanti per i trasporti su strada e per il riscaldamento domestico. E poi, ha continuato il ministro, ci sono “le valutazioni, che per la prima volta si portano in una parte normativa, della proposta sui biocarburanti”. Inoltre, la Commissione “ha dato disponibilità non solo a passare dal 3 al 5 per cento dei crediti di carbonio internazionali”, ammessi per compensare le riduzioni di emissioni necessarie per arrivare all’obiettivo Ue per il 2040, “ma anche a inserire poi in fase di revisione un ulteriore 5%” di crediti internazionali di carbonio “da far valere a livello domestico”, per ciascuno Stato membro, come chiedeva l’Italia.













