Gli uomini si ammalano di più, fanno meno prevenzione e vivono cinque anni in meno rispetto alle donne. È un dato evidente, ma ancora troppo ignorato. Mentre per le donne esistono percorsi strutturati di screening e campagne di sensibilizzazione consolidate, la salute maschile resta ai margini: pochi controlli, poco ascolto, nessun programma sistematico. Il risultato? Patologie gravi che si scoprono tardi, quando intervenire è già più complicato. La prevenzione maschile è un terreno fragile. Serve maggiore consapevolezza, serve un cambio culturale. Non solo da parte delle istituzioni, ma anche e soprattutto da parte degli uomini. Ed è proprio questo l’obiettivo del Movember, il movimento internazionale nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione dei tumori maschili, della salute mentale e del benessere dell’uomo in ogni fase della vita. In tutto il mondo, a novembre, i monumenti si illuminano di blu e centinaia di iniziative locali portano il tema al centro del dibattito pubblico.
Tumori, 4 su 10 si possono evitare
Dai 20 ai 30 anni: iniziare presto per conoscere il proprio corpo
La prevenzione andrebbe iniziata sin dai 20 anni. “Tra i 20 e i 30 anni – spiega Carlo Foresta, già ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Padova e presidente della Fondazione Foresta Ets - si concentrano molte patologie dell’apparato genitale maschile, come il varicocele, le infezioni sessualmente trasmesse e soprattutto il tumore del testicolo, che è la neoplasia solida più frequente tra i 15 e i 40 anni. È fondamentale imparare fin da giovani a conoscere il proprio corpo. L’autopalpazione testicolare, ad esempio, è un gesto semplice che permette di rilevare precocemente eventuali noduli o variazioni di consistenza”.








