Movember, la campagna globale di sensibilizzazione e raccolta fondi che si svolge ogni anno nel mese di novembre per sensibilizzare sulla salute maschile, si è appena conclusa. Si è parlato tanto –naturalmente – di prevenzione e trattamento, ma un po’ meno di quello che accade dopo il percorso di diagnosi e cura, per esempio, degli uomini che soffrono di cancro della prostata. Per tutti quelli che devono affrontare la prostatectomia, la sopravvivenza al cancro è infatti solo l’inizio di una nuova sfida contro disabilità funzionali che restano in gran parte ignorate al sistema pubblico. Ed è proprio per questo che urologi e andrologi lanciano oggi l’allarme sulla necessità di garantire diritti e terapie riabilitative che a oggi esistono e sono efficaci ma che, paradossalmente, non sono ancora inseriti nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Terapie sottocute per il tumore al seno: tanti giorni “guadagnati” per pazienti e sanitari
12 Novembre 2025
Un vuoto assistenziale dopo la prevenzione
La posizione dei clinici è molto netta. Sebbene i riflettori sui tumori siano accesi, rimangono in ombra aspetti cruciali come la salute sessuale e le conseguenze funzionali della chirurgia. Spiega per esempio Aldo Franco De Rose, presidente dell’Associazione andrologi italiani (Assai), i pazienti che sviluppano grave impotenza o incontinenza post-chirurgica restano spesso “illustri sconosciuti” per il Sistema sanitario nazionale, “proprio perché il Ssn, neppure nell’ultimo aggiornamento, non ha previsto l’inserimento nei Lea dei dispositivi protesici impiantabili, cioè le protesi peniene in caso di impotenza sessuale grave e gli sfinteri urinari artificiali per l’incontinenza urinaria severa”. Cose di cui sarebbe opportuno discutere al più presto, soprattutto in un periodo dedicato espressamente alla salute maschile, anche perché queste malattie, per i numeri che comportano, sono diventate un problema sociale non di poco conto.






