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4 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 19:41
Il racconto di Maurizio Avola sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio “non può considerarsi né riscontrato né attendibile”. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Santi Bologna, nel decreto di archiviazione dell’indagine nata dalle dichiarazioni dell’ex killer del clan Santapaola di Catania. Il gip ha ordinato di archiviare le posizioni di Avola (che potrebbe rischiare un processo per calunnia) e dei tre boss accusati dal pentito: si tratta di Marcello D’Agata, Eugenio Galea e Aldo Ercolano. “Le dichiarazioni eteroaccusatorie di Avola nei confronti degli altri indagati non sono riscontrate”, spiega il gip alla fine di un decreto lungo 126 pagine, in cui sottolinea di volersi occupare solo della “responsabilità degli odierni indagati per le stragi di Capaci e via D’Amelio, rimanendo del tutto estraneo alla valutazione di chi scrive la compiuta verifica dell’esistenza di profili di rilevanza penale per calunnia e/o autocalunnia a carico di Avola e/o di suoi suggeritori”.
Per ben due volte in passato il procuratore Salvatore de Luca e l’aggiunto Pasquale Pacifico avevano chiesto di archiviare l’inchiesta. Nel 2022, però, il gip aveva rigettato l’istanza, ordinando nuove indagini. “Quanto emerso non può che far propendere per la totale falsità del narrato”, scriveva la procura nelle 42 pagine della richiesta di archivazione depositata nel gennaio scorso, confermando il “sospetto” che Avola potesse “essere eterodiretto”. Una richiesta accolta dal gip Bologna che però sottolinea come “Avola sia stato sottoposto a un’attività di intercettazione lunga e pervasiva, ma le captazioni effettuate non hanno consentito di accertare se e in che misura le sue dichiarazioni siano state etero-dirette”.






