Un post apparso su Reddit e rapidamente diventato virale ha fatto credere che OpenAI avesse imposto una stretta alle regole d’uso di ChatGPT, al punto da impedirgli di fornire “consigli” medici o legali e persino di analizzare immagini a contenuto clinico o giuridico. Un divieto che sarebbe diventato effettivo il 29 ottobre scorso.
Ma la realtà è un’altra: non c’è stato alcun divieto improvviso, né un intervento per modificare il “comportamento” del modello.
ChatGpt, cosa cambia davvero
OpenAI, l’azienda che ha aperto al pubblico ChatGpt ormai tre anni fa, ha semplicemente aggiornato – effettivamente in data 29 ottobre 2025 - i propri termini servizio, in particolare le linee guida che regolano ciò che l’intelligenza artificiale può e non può fare.
L’obiettivo è uniformare le regole per tutti i suoi prodotti e chiarire un principio già presente: ChatGpt non è un sostituto di un medico o di un avvocato e non può fornire consulenze professionali. Si tratta di una precisazione - non di un cambio di rotta - che rende esplicito ciò che veniva dato per scontato da tempo, e che vale in realtà per tutti in chatbot basati su IA generativa: i modelli linguistici possono offrire informazioni di carattere generale, ma non diagnosi, prescrizioni o pareri legali su casi specifici.






