Prove tecniche di partito islamico con Mohammad Hannoun come leader? Beh, c’è un ennesimo atto da parte dei fedelissimi del giordano filo Hamas, che sfida il Viminale e lo Stato italiano addirittura con una petizione. Gli è stato dato il foglio di via dalla Questura di Milano proprio perché aveva inneggiato alla cosiddetta legge del taglione, secondo cui «chi uccide va ucciso». Non contento, sabato ha parlato da Sesto San Giovanni della pena di morte, causando il caos non solo all’interno del centrodestra, ma anche da parte di chi, nell’opposizione, non ha alcuna intenzione di rimanere inerme davanti al crescente fondamentalismo islamico. E allora i leader di Italia Viva Matteo Renzi e quello di Azione Carlo Calenda, anche con Lele Fiano di Sinistra per Israele e Piero Fassino del Pd, si sono discostati dalle affermazioni del numero uno dell’Api, secondo cui «i collaborazionisti sono una unità criminale appartenente all’esercito israeliano. Per cui sono peggio dei soldati israeliani, questa è la loro qualifica. Questi collaborazionisti hanno ucciso con le loro mani sporche di sangue decine e decine di bambini e donne gazawi. Passiamo al dopo: nella Striscia di Gaza e in Palestina, come nello statuto dell'Olp, di al Fatah, del fronte popolare, e lo stesso statuto palestinese, c'è la pena di morte, c’è. Non l’ho inventata io, nello statuto palestinese c'è la pena di morte, come c'è negli Stati Uniti e in alcuni stati, ma in Italia non c'è, per cui non possiamo chiedere l'esecuzione di un collaborazionista, perché non c'è la pena di morte in Italia, a Gaza c'è».