È molto emozionante l’intervista con cui Maria Joao Pires annuncia, a 81 anni, il suo ritiro dalle scene. È emozionante lei: il modo in cui parla, come muove le mani, quello scialle su una spalla, il maglione largo, il sorriso. «Sono stata una pianista per molti anni, non lo sono più», dice all’intervistatrice di radio Renascença. «Sento cose nuove adesso. Una certa pace. Credo di aver capito finalmente come sopravvivere».
È stata, bisogna usare il passato, una delle pianiste romantiche più importanti del secolo. Con Martha Argerich, con la quale ha lavorato spesso, una delle più grandi maestre. È stata una maestra anche per me, negli anni giovanili in cui il pianoforte era la mia vita. Ricordo perfettamente il giorno in cui, quasi trent’anni fa, le successe quello che è l’incubo di ogni artista: salire sul palco e scoprire che ciò che sta per andare in scena non è quello per cui ti eri preparata.
Avrete visto in molti quel video. Io l’ho mostrato a tutti quelli a cui ho voluto bene, sempre. L’ho visto centinaia di volte. Rimarrà indelebile, nel ricordo di lei: il giorno in cui seduta al piano, nella più prestigiosa sala concerti di Amsterdam, il maestro Riccardo Chailly dà il via all’orchestra e lei si rende conto che non è la partitura che ha preparato. Era una prova generale aperta al pubblico. Spiegherà dopo: chi mi ha scritto ha confuso il Mozart 488 con il Mozart 466.







