PORDENONE - La signora Marianna (è un nome di fantasia) ogni mattina si sveglia e fa una passeggiata in centro. Beve un caffè con un'amica, se c'è il mercato passa a farci un giro. Si siede a guardare i piccioni che placidi piluccano quel che trovano. A Marianna piacciono i piccioni. Fruga in borsa, tira fuori una bustina. Inizia a spargere il contenuto della busta e i piccioni accorrono. Marianna non è l'unica a farlo, è una scena che in città si ripete spesso, tanto da sembrare parte del paesaggio quotidiano. Un gesto che può apparire innocuo, quasi tenero. Peccato che il regolamento comunale lo vieti espressamente. La presenza dei colombi, quando diventa eccessiva, è fonte di disagio. Lo sanno bene i commercianti che devono esporre le proprie merci all'aperto, lo sanno i gestori dei locali che sotto i portici dispongono tavolini e sedie. Ma il problema non riguarda solo la convivenza urbana: alimentare i piccioni significa favorirne la riproduzione, con conseguenze dirette sull'igiene pubblica e sulla salute.

Il regolamento comunale è chiaro: è severamente vietato dare da mangiare ai piccioni. Chi non rispetta il divieto può essere sanzionato. Non si tratta di un cavillo, ma di una norma pensata per limitare la proliferazione di una specie che, nelle aree urbane, rappresenta una vera criticità. Gli escrementi dei piccioni il cosiddetto guano sono infatti veicolo di agenti patogeni come salmonella e criptococcosi, malattie che possono trasmettersi all'uomo. Oltre all'aspetto sanitario c'è quello materiale: il guano corrode le superfici, danneggia gli edifici storici, rovina facciate e strutture private. Il Comune e gli assessori competenti hanno più volte ricordato i rischi collegati a una pratica che, seppur animata da buone intenzioni, alimenta un circolo vizioso difficile da contenere. «È utile ricordare ai cittadini di non dare da mangiare ai piccioni, non solo perché il Comune lo vieta, ma soprattutto per non incentivare la loro riproduzione e per una questione di igiene», aveva sottolineato l'assessore Mattia Tirelli. Lo stesso aveva annunciato l'avvio, in via sperimentale, di un progetto con mangimi speciali a effetto antifecondativo, pensati per limitare la crescita della popolazione di colombi senza danneggiarne la salute né interferire con altre specie aviarie. Una misura che sarà seguita da un nuovo censimento per valutare l'efficacia dell'intervento.