Sono stati anni intensi per Giorgia, specie dopo il Covid, fatti di ricostruzione, ricerca, fiducia e affidamento. Il risultato? Viene racchiuso nell’ultimo album “G”, il migliore della sua carriera, che restituisce una artista in stato di grazia, perfettamente in grado di calarsi nel presente senza snaturarsi, raccontando il sentimento con taglio contemporaneo. Tanti gli autori che sono stati intercettati per costruire attorno all’artista abiti su misura, che potessero esaltarla e renderla al meglio. E Giorgia si è prestata donando tutta se stessa. “G” non è un concept album, il focus è centrato proprio sulla cantante. Testi, storie, melodie, che lei ha sentito le potessero appartenere. E per questo, non a caso, il disco si chiama semplicemente “G” a chiudere il cerchio col primo disco uscito nel 1994 dal titolo “Giorgia”. Tra le chicche del disco la chiusura con l’autore del brano “La cura per me”, Blanco. Dunque questo è un album fatto di continua ricerca, come si è detto, ed è la stessa Giorgia a confermalo a FqMagazine.
“Dopo il Covid ero in uno stato di confusione proprio su cosa fare e come farlo – ha ammesso Giorgia -. Anche perché poi in quel momento lì la musica cambiava velocemente, la scrittura, l’idea di quello che è un singolo. Quindi io mi sono trovata confusa. È stato un momento particolare in un periodo storico in cui la parte emotiva è stata messa a dura prova un po’ per tutti. Per riemergere da quella fase lì, ho lavorato ad un disco che si chiama ‘Blu’, prodotto da Big Fish. Abbiamo fatto un Sanremo nel 2023 (con ‘Parole dette male’ ndr) che non è stato un momento di grande successo, almeno visto all’esterno. Ma, in realtà, è stato un momento fondamentale. Credo che non avrei fatto il Sanremo di quest’anno se non ci fosse stato quello precedente. Mi era stato utile per capirmi nel tornare su quel palco in gara dopo tanti anni e vedere come lo reggevo. Per me tornare all’Ariston è sempre impegnativo”.









