BELLUNO — Quando la notizia è rimbalzata tra i familiari delle vittime della “casa di riposo degli orrori” di San Donà di Piave, in provincia di Venezia, è stato come riaprire una ferita mai rimarginata. Davide Barresi, 56 anni, catanese, condannato in appello a otto anni di reclusione per maltrattamenti e violenze sessuali su otto anziane ospiti della struttura, oggi lavora di nuovo come badante in una famiglia di Belluno.
Ingiusto e pericoloso
«Mi si è gelato il sangue - racconta la figlia di una delle vittime alla stampa locale – È inammissibile che questa persona possa ancora avere contatti con degli anziani. Mia madre ha sofferto troppo. Quello che è successo è una cicatrice che non si chiuderà mai. Le istituzioni devono intervenire: i fragili vanno protetti». E aggiunge: «Capisco che Barresi non stia ancora scontando la pena, perché manca la Cassazione, ma non riesco ad accettare che sia libero e che abbia trovato impiego proprio come badante. Possibile che le agenzie non facciano controlli? Il casellario giudiziario andrebbe richiesto sempre. È a pagamento? Benissimo: chi cerca un badante paga una commissione, dunque è giusto che l’agenzia si assuma la responsabilità di verificare ogni profilo».







