Intercettazione quanto mi costi. Una voce, quella dei captatori, che nel bilancio del ministero è seconda ormai solo alle spese di giustizia che includono la notifica degli atti giudiziari, e soprattutto l'attribuzione di difensori d'ufficio. Malgrado i rimedi messi in campo - decreti interministeriali per la razionalizzazione dei prezzi e listini ad hoc - dal Covid ad oggi gli esborsi per il ministero sono saliti del 54,2 per cento.

È la fotografia che emerge dall'ultima relazione al Parlamento resa dal dipartimento per gli Affari di giustizia del ministero guidato da Carlo Nordio, in relazione al 2024, e con dati aggiornati fino a maggio 2025. Uno stanziamento definitivo, pari a 253 milioni di euro, che non è bastato a coprire tutte le richieste: e così le spese per le intercettazioni hanno raggiunto, in totale, quota 273 milioni con debiti fuori bilancio da 20 milioni di euro, ancora in parte da sanare.

Difficile invertire la rotta, come si ricorda nel testo: «Le spese in esame hanno natura obbligatoria, derivando direttamente dall'esercizio dell'attività giurisdizionale da parte dell'autorità giudiziaria su cui l'amministrazione non può in alcun modo interferire». Il dossier vergato dalla dipartimento di via Arenula prende a riferimento l'arco degli ultimi 10 anni, nel corso dei quali si è assistito prima a una fase di «significativa riduzione» dei costi: si parte dai 300/280 milioni di euro rilevati rispettivamente negli anni 2009 e 2010, fino a una spesa di 245 milioni di euro nel 2015. La soglia più bassa - 177 milioni nel 2020 - è con tutta probabilità da imputare al periodo di lockdown per il Covid. Poi e coperture necessarie sono tornate a crescere: 203 milioni nel 2021, 231 nel 2022, 239 milioni nel 2023 e, da ultimo, i 273 milioni dell'anno scorso. Un rialzo «verosimilmente a causa del ricorso sempre più frequente ad apparati tecnologicamente sempre più evoluti».