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Mia sorella è perfetta. Difficile descriverla in altro modo, è alta, naturalmente magra, ha i capelli lisci e biondi sempre in ordine. Si è laureata in un batter d’occhio in Economia alla Bocconi, ovviamente con il massimo dei voti e ancora prima di lanciare per aria il tocco l’avevano già assunta in una banca d’affari. Si è sposata con il suo fidanzato “storico”, hanno avuto tre figli, tutti e tre biondi, pettinati, educatissimi. Poi veniamo a me. Anche fisicamente sembro arrivare da un’altra famiglia, ho dieci anni meno di lei e naturalmente ho sempre dato problemi: esami a settembre, amici col piercing e vestiti di nero, perfino qualche “canna”. Molte canne, a dire il vero. Al primo anno di Filosofia erano diventate davvero un problema, tanto che mi hanno spedita dallo psicanalista con il quale abbiamo convenuto che non ho neppure una struttura realmente dipendente, piuttosto sono fantasiosa nel fare casino. In realtà non posso dire nulla di male mia sorella, anche se ha sempre la tendenza a inclinare la testa di lato quando mi guarda, a trattarmi con condiscendenza e a farmi regali sbagliati perché mi compra solo cose per come vorrebbe che fossi e non per come sono in realtà. Però che palle vivere nel perenne confronto di questo esemplare di perfezione.






