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Due episodi recenti hanno mostrato questa deriva: l’attacco alla chiesa cattolica dell’Annunciazione a Minneapolis e l’assassinio del conduttore conservatore Charlie Kirk a Orem
Negli anni Sessanta e Settanta l’America conobbe un’ondata di terrorismo politico. I radicali di sinistra dirottavano aerei, piazzavano bombe negli edifici pubblici, assassinavano agenti di polizia. Erano organizzati, appartenenti a gruppi come i Weathermen o l’Armata di Liberazione Nera. Credevano in una causa, per quanto delirante: la rivoluzione, l’anticapitalismo, la liberazione dei prigionieri politici. Erano violenti, ma razionali nella loro logica distorta.
Oggi, invece, è emersa una forma di violenza completamente diversa: un terrorismo senza struttura, senza ideologia, senza scopo riconoscibile. Un terrorismo nato e cresciuto nel mondo digitale, nutrito di meme, fantasie e pulsioni nichiliste. I nuovi attentatori non fanno parte di movimenti gerarchici, non scrivono manifesti rivoluzionari, non cercano di abbattere un sistema. Sono individui comuni, spesso provenienti da famiglie normali, che esplodono in atti di pura distruzione.






