A settembre la Commissione europea ha completato la proposta di bilancio a lungo termine dell’Unione per il periodo 2028-2034. Una fetta importante dei fondi totali – 409 miliardi di euro su 2000 – verranno spesi per rafforzare la competitività del blocco, in linea con la parola d’ordine del secondo esecutivo guidato da Ursula von der Leyen. Anche la transizione ecologica è stata rimodulata per aderire a questo nuovo mantra – l’espressione utilizzata è adesso Clean, Just and Competitive Transition, appunto –, e il Green Deal è stato ribattezzato Clean Industrial Deal proprio per dare più enfasi agli aspetti industriali e tecnologici di questa grande conversione energetica.La fusione nucleare non rientra tra le tecnologie pulite necessarie alla transizione ecologica nel medio periodo, cioè nel decennio che si aprirà con il 2030: ha grandi potenzialità, ma è ancora lontana dalla commercializzazione. Ciononostante, nel prossimo bilancio sono comunque stati inseriti dei finanziamenti di 1,4 miliardi alla ricerca più altri 4 miliardi per il progetto Iter, un reattore sperimentale per la fusione a confinamento magnetico nel sud della Francia. L’obiettivo di questi, e altri, fondi è di “rafforzare l’autonomia dell’Europa nel settore energetico”. Le filiere dei pannelli solari, delle batterie e delle turbine eoliche sono infatti dominate dalle aziende cinesi. E anche sulla fusione è già partita una competizione internazionale che vede in testa gli Stati Uniti e la Cina: Washington può fare leva su un settore privato forte e con disponibilità di capitali, mentre Pechino sui contributi pubblici e su un gran numero di ricercatori.Il piano d’azione della Germania e il progetto (a trazione italiana) di Gauss FusionTra i paesi membri dell’Unione europea, la Germania è quello con più aziende di fusione rilevanti: il 1 ottobre il governo di Friedrich Merz ha anche pubblicato un “piano d’azione” da 2 miliardi al 2029 che mira all’apertura di una centrale elettrica basata su questa reazione. Qualche giorno dopo, la società tedesca Gauss Fusion ha presentato il progetto concettuale – il primo in Europa – di una centrale a fusione da realizzare entro la metà degli anni 2040, per un investimento di 15-18 miliardi.Gauss Fusion ha sede nell’area di Monaco di Baviera ma si descrive come una realtà europea per via dei tanti collaboratori e azionisti francesi, spagnoli e italiani. La presenza dell’Italia, in particolare, è notevole: nell’elenco degli azionisti industriali compare Asg Superconductors, specializzata in magneti superconduttori, controllata dalla famiglia Malacalza; tra i partner tecnologici, invece, ci sono l’Enea (l’ente pubblico di ricerca sulle nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile), il Consorzio Icas sui superconduttori e la società ingegneristica piemontese Simic, già coinvolta nel progetto Iter.Magneti e laser: i piani delle startup di fusione tedescheLa centrale di Gauss Fusion, chiamata Giga, si baserà sul confinamento magnetico, un processo per la produzione di energia dalla fusione degli isotopi dell’idrogeno che prevede l’uso di macchinari in grado di produrre campi magnetici così potenti da confinare il plasma (una materia ad altissima temperatura). La strada del confinamento magnetico è percorsa anche da Proxima Fusion, startup tedesca di fusione con sede a Monaco, che ha ambizioni commerciali entro gli anni 2030 e che lo scorso giugno ha raccolto 130 milioni da un giro di finanziamenti: l’amministratore delegato è italiano, Francesco Sciortino.Diverso è invece l’approccio di una terza azienda tedesca, Marvel Fusion, che punta sui laser per innescare la fusione degli isotopi dell’idrogeno e ottenere energia. Il processo, detto di confinamento inerziale, consiste – semplificando – nello “sparare” degli impulsi laser contro una piccola capsula contenente il combustibile di idrogeno, facendola implodere.A marzo Marvel Fusion, che intende costruire un prototipo nel 2032 e un impianto commerciale entro il 2036, ha ricevuto 113 milioni, di cui una parte dall’European Innovation Council dell’Unione europea. Nello stesso mese Focused Energy, startup tedesco-americana di fusione nucleare via laser, ha firmato un accordo con lo stato dell’Assia, nella Germania centrale, per realizzare entro il 2035 uno stabilimento pilota nel sito della vecchia centrale atomica (a fissione) di Biblis, chiusa dal 2011. Nel team di Focused Energy c’è il fisico italiano Stefano Atzeni, già professore all’università La Sapienza e ricercatore in fisica del plasma.Una tecnologia che non c’èNonostante le differenze di approcci, tutte queste aziende hanno due cose in comune. La prima è che non sono riuscite a raccogliere somme paragonabili a quelle della concorrenza statunitense: Commonwealth Fusion Systems (che ha in Eni un investitore, un partner tecnologico e un cliente) ha ricevuto finanziamenti per quasi 3 miliardi di dollari, ad esempio, mentre Helion Energy (sostenuta da Sam Altman di OpenAI) per oltre 1 miliardo.La seconda caratteristica comune – non solo alle imprese in Germania ma a quelle di tutto il mondo, in verità – è che, nonostante gli annunci sull’apertura di centrali nel giro di una decina d’anni, la fusione è ancora ferma allo stato sperimentale. In teoria, la reazione consente di generare grandi quantità di elettricità a zero emissioni, senza rifiuti atomici a lunga vita e utilizzando un combustibile virtualmente inesauribile. Nella pratica, però, mancano i presupposti per le applicazioni commerciali: ad oggi nessuna azienda né laboratorio è riuscito nemmeno a stabilizzare la fusione per tempi prolungati.Il cancelliere Merz, tuttavia, è fiducioso: pensa che l’Europa non debba lasciare campo libero alla Cina e che la prima centrale a fusione collegata alla rete elettrica in assoluto dovrebbe aprire in Germania. Il paese è primo nel continente per investimenti privati nel settore con 460 milioni di euro; subito dopo c’è il Regno Unito, con 417 milioni. A livello globale gli investimenti in fusione hanno superato i 9,7 miliardi di dollari, come emerge dal rapporto della Fusion International Association, con oltre 2,6 miliardi raccolti solo nell’ultimo anno. In cinque anni le aziende del settore sono passate da 23 a 53, che rappresentano più di 4.600 dipendenti – un aumento di oltre quattro volte rispetto al 2021 – e che sostengono almeno 9.300 posti di lavoro nella catena di approvvigionamento.
La fusione nucleare scalda i motori degli investimenti. Ed ecco chi vuole correre più veloce degli altri
L’Unione europea vuole rafforzare la propria autonomia nel settore energetico e investe anche nella fusione per non rimanere indietro a Stati Uniti e Cina. La Germania è il paese con più startup, ma anche l’Italia sta svolgendo un ruolo importante






