Ha intercettato i primissimi segnali di quella mutazione antropologica che avrebbe condotto alla «mercificazione della società». Ha adottato la dimensione rurale e la lingua madre, àncora di salvezza che riporta tutti all'essenza. Ha intuito un altro mondo possibile, più giusto e autentico. Diverso e alternativo al consumismo, alle disuguaglianze, all'omologazione. Ha scritto, recitato, sceneggiato, urlato il proprio sogno. Il sogno di Pier Paolo Pasolini, spezzato nella notte dell'Idroscalo, resta tuttavia intatto nelle idee, nelle parole e nelle azioni di chi ancora pensa che sì, un altro mondo è possibile.
«Io starò sempre dalla sua parte, finché vivrò, finché avrò voce, anche se dovessi essere sconfitto», riflette Roberto Vecchioni, che lunedì 3 novembre sarà a Casarsa della Delizia (alle 21, al Teatro Pasolini) per raccontare quanto ancora di attuale c'è nel pensatore, regista e scrittore, a 50 anni dalla morte. Sarà proprio a Casarsa - il paese della madre, Susanna Colussi, dove l'intellettuale visse a lungo e dove oggi riposa - che il cantautore renderà omaggio al suo Pasolini, concludendo un'intensa due giorni di celebrazioni organizzate dal Centro studi che porta il suo nome. Omaggio a colui «che ancora ci costringe a cercare un sogno di rinascita collettiva», aggiunge il professor Vecchioni.









