MILANO – L’industria della difesa, dice Roberto Cingolani, deve affrontare «una congiuntura difficilissima. Ci troviamo di fronte a un nuovo tipo di guerra, ibrida. E di conseguenza pure i nostri prodotti devono essere ibridati: non serve solo metallo, ma software, dati, cybersicurezza». È anche sulla base di questo scenario che l’amministratore delegato di Leonardo ha appena stretto assieme ai suoi omologhi di Airbus e di Thales un’alleanza che unirà le divisioni spazio dei tre gruppi in una nuova società, che per ora si chiama Bromo. Di questo passo avanti verso un gruppo europeo, Cingolani parla per la prima volta e chiarisce subito che «Bromo deve diventare un campione non solo continentale, ma globale. Altrimenti non sarà un successo».
Partiamo dall’alleanza: voi e Thales al 32,5% ciascuno, Airbus al 35% e sotto Bromo le “NatCo”, società nazionali. Perché per voi è uno snodo importante?
«Intanto perché in un mercato come quello aerospaziale, che tra qualche anno varrà mille miliardi di dollari, c’è un evidente tema di taglia minima per competere e così avremo un gruppo da 6,5 miliardi di fatturato e con 25 mila dipendenti. Ma al di là di questo, ciò che conta sono le sinergie che si potranno sviluppare tra noi. Bromo sarà ben più che la somma delle sue parti, perché ciascun attore si concentrerà sulle cose che sa fare meglio e rinuncerà a qualcosa perché riconosce che il suo partner è più bravo in quel campo».







