Avanti tutta sulla sfida del Michelangelo Dome, lo scudo antimissilistico, "aperto" ad altri player e ad altri paesi, capace di far parlare piattaforme diverse di domini diversi, aria, terra, mare, spazio e cyber, e rispondere alle minacce in frazioni di secondo. Più di tutti i numeri ambiziosi snocciolati ieri agli analisti, il cuore del nuovo piano industriale di Leonardo al 2030 è sta proprio qui, nella scommessa di integrare tutte le tecnologie del gruppo nel Michelangelo Dome, e magari di portare anche gli altri in Europa a farlo. Presto, già entro l'anno.

Del resto, «stiamo realizzando il primo componente del nostro Michelangelo Dome per i nostri amici in Ucraina», ha annunciato ieri l'ad Roberto Cingolani precisando che «sarà testato e consegnato entro la fine dell'anno». Ma per trasformare questo strumento in una piattaforma di sicurezza globale (e non quindi solo nazionale) «abbiamo presentato il progetto a Bruxelles e abbiamo parlato con oltre 20 ambasciatori», ha spiegato Cingolani. Certo, ci vuole un po' di tempo, «ma ci sono di versi paesi interessati. E attenzione, non è uno strumento "di casa", è "open souce", aperto a tutti, unico in Europa».

La stima è che la nuova "cupola" anti-missile possa sbloccare 21 miliardi di euro (di cui 6 miliardi tra il 2026 e il 2030 e altri 15 miliardi tra il 2031 e il 2035) di nuove opportunità di business nel prossimo decennio, con «ricadute attese su elettronica, cyber, droni, piattaforme ad ala fissa e rotante, integrazione di piattaforme, high-performance computing e intelligenza artificiale, nuovi sistemi spaziali». La sicurezza globale è il primo fronte di applicazione. Quanto alla crisi del Golfo, Leonardo è pronto ad accogliere l'invito del ministro della Difesa, Guido Crosetto, a contribuire nel «sostegno dell'Europa» nell'area. Soluzioni pronte «in una settimana», è stata la richiesta. E «abbiamo lavorato tutto il week-end per questo», ha commentato Cingolani, senza nascondere le difficoltà di tutto il settore nel mondo a spingere sulla capacità di produzione di sistemi di difesa ad alta tecnologia. In Friuli Venezia Giulia, Ronchi dei Legionari e Pordenone al centro del piano industriale.