Periodo di crescita per il Gruppo Leonardo, leader globale nei settori difesa, aerospazio e sicurezza. Stando ai numeri forniti giovedì 12 marzo a Roma in occasione della presentazione del Piano industriale 2026-2030, nel 2025 Leonardo ha registrato un “incremento in doppia cifra in tutti i settori di business” rispetto al 2024. Dalla difesa aerea a quella di terra, passando per il comparto cyber, con ricavi pari a 19,5 miliardi di euro (+10.9%). Salgono anche gli ordini arrivati al Gruppo che, nel 2025, sfiorano i 23,8 miliardi, con un più 14,5%.Sistemi radar di Leonardo in arrivo nel GolfoCifre che fanno presagire un ulteriore rialzo in considerazione dell’attuale scenario di instabilità internazionale. Basti pensare che, come riferisce l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani, il ministro della Difesa del governo italiano, Guido Crosetto, ha recentemente chiesto al Gruppo di consegnare “in tempi più rapidi possibili” (probabilmente una settimana) i propri sistemi radar ai paesi del golfo Persico, minacciati da droni e missili iraniani.Tornando ai numeri, Leonardo si aspetta una crescita ulteriore nei prossimi anni. Le stime riportano ordini per circa 25 miliardi di euro nel 2026 e ricavi per 21 miliardi di euro. Per quel che riguarda quest'ultima voce, poi, l'obiettivo dell’azienda è raggiungere i 30 miliardi entro il 2030. L’indebitamento previsto entro la fine dell’anno, invece, si aggira attorno agli 800 milioni, ovvero 200 milioni in meno rispetto alla debito attuale. Il Gruppo specifica che il dato “non include gli esborsi relativi all’acquisizione di Iveco Defence Vehicles”, una partita da 1,7 miliardi di euro che dovrebbe chiudersi entro fine mese.Il programma di difesa Michelangelo sbarca in UcrainaAl di là dei guadagni, per Cingolani la presentazione del nuovo Piano industriale è l'occasione per rivelare alcuni aggiornamenti relativi al programma di difesa Michelangelo, lanciato a ottobre 2025. Si tratta dello scudo concepito per reagire alle minacce aeree provenienti da armamenti di grande o piccola portata: dai missili balistici o ipersonici ai droni.Come spiega l’ad di Leonardo, per neutralizzare gli attacchi aerei oggi si usa l’artiglieria tradizionale che, tuttavia, a volte si rivela incapace di contrastare tempestivamente le tattiche più avanzate come, ad esempio, uno sciame di droni. In risposta a queste inefficienze, Michelangelo ha come obiettivo l’attivazione di adeguate contromisure non solo rispetto alla portata dell'aggressione ricevuta, ma anche rispetto agli armamenti utilizzati nell'attacco.Il sistema punta a creare uno “scudo” che protegge una fascia di cielo e terra larga tra i 10 e i 15 chilometri e profonda 25. Quest’area si chiama “zona morta”, oltre la quale “non passa neanche una mosca”, dice Cingolani. Per funzionare, Michelangelo si serve dei satelliti del Gruppo, che registrano le informazioni relative all’attacco (da dove e quando un ordigno viene lanciato) e le trasmette ai vari radar situati a terra o in mare e che hanno capacità di copertura fino a mille chilometri.La rapida analisi dei dati scambiati è affidata all’intelligenza artificiale (AI) che, sottolinea Cingolani, non viene utilizzata come un’arma ma come un acceleratore del processo di identificazione della minaccia, quindi “uno strumento che serve per difendersi”. Questi passaggi dovrebbero agevolare la rapida scelta della strategia giusta da utilizzare per contrastare l’offensiva aerea.Cingolani rivela poi che la prima implementazione della “zona morta” dovrebbe aver luogo in Ucraina entro la fine del 2026. Attraverso Michelangelo, però, Leonardo vorrebbe creare una catena di protezione che tuteli più paesi, da impegnare in un rapido scambio di informazioni di alto livello. Ad esempio, la Germania segnala un attacco missilistico verso l’Europa e l’Italia attiva lo scudo. Dal Gruppo fanno quindi sapere che sono già iniziate le interlocuzioni con 23 paesi (probabilmente europei) potenzialmente interessati ad adottare il sistema.Secondo le stime, Michelangelo potrebbe sbloccare in favore di Leonardo nuove opportunità di business per 21 miliardi entro il 2035: 6 miliardi nei prossimi cinque anni, 15 nel quinquennio seguente.Accelerazione spazialeLeonardo spinge anche sulle tecnologie spaziali, dove Stati Uniti e Cina giocano da protagonisti.In questo settore, di fondamentale importanza anche in vista di un ipotetico scudo di difesa europea targato Michelangelo, gli ordini e i ricavi del 2025 hanno superato il miliardo di euro.Lo scorso ottobre Leonardo ha firmato con le compagnie Airbus e Thales il memorandum d'intesa sulla joint venture da dieci miliardi per costruire il sistema satellitare europeo (Project Bromo), lanciando così la sfida a Starlink.La stretta attualità, però, richiede di tornare sulla Terra. Almeno per ora. Per guardare a uno dei conflitti in corso, basti pensare che, nel 2025, Leonardo ha consegnato sei Eurofighter (tra i più avanzati aerei di combattimento esistenti) al Kuwait. Nel 2024, le consegne erano state due. A causa degli attacchi subiti dai paesi del Golfo Persico da parte dell'Iran, forse anche questi numeri sono destinati a crescere. Anche perché, secondo il Gruppo, oggi ci muoviamo in “un contesto di mercato nel quale la domanda di sicurezza resta elevata”.Il capitolo sostenibilitàTra le cifre rilevate dal Gruppo, inoltre, ci sono quelle che riguardano il percorso di Leonardo verso una produzione più sostenibile. Emissioni in atmosfera, consumo di acqua e produzione di rifiuti sono tutti parametri in calo nel 2025, rispetto all'anno precedente. In particolare, l'emissione di anidride carbonica è data come in calo dello 0,7% (238mila tonnellate di CO2 contro le 240mila del 2024); i prelievi idrici scendono del 2,3%; i rifiuti prodotti toccano quota -7,6%.Su quest’ultimo punto Leonardo rivendica una “strategia di economia circolare”, da implementare nei prossimi tre anni e che prevede il recupero delle cosiddette materie prime critiche (titanio, alluminio, magnesio) usate nei siti produttivi di Leonardo. Il percorso dovrà essere attuato nell'ambito del progetto CRM4Defence avviato a inizio 2026.In calo, però, il ricorso all'energia elettrica rinnovabile, diminuito di mezzo punto percentuale nel 2025. Qui Leonardo prevede di continuare sulla strada dell’approvvigionamento di energia tramite fonti rinnovabili e attraverso il ricorso a fonti di autoproduzione.In crescita, infine, l’organico del Gruppo, passato da 51mila a 63mila tra lavoratrici e lavoratori negli ultimi tre anni, dislocati nelle 131 sedi di Leonardo. Tra questi, vi sono oltre duemila ingegneri impegnati nel comparto AI.La guerra oggi e domaniCon la presentazione del nuovo Piano industriale 2026-2030, Leonardo emerge come attore intenzionato a ricoprire un ruolo di leader nella difesa in un momento di grandi cambiamenti per il settore. Se da una parte si combatte ancora sul campo di battaglia (per quanto sempre più esteso alle aree civili), dall'altra i conflitti del futuro “non saranno più le guerre di munizioni ma le guerre ibride”, sostiene Cingolani.Soprattutto, dovremo fare sempre di più i conti con gli attacchi cyber, che colpiscono non solo gli eserciti ma anche istituzioni e industrie con potenzialità distruttive in rapida crescita. Un esempio: il crimine cibernetico ha causato danni per circa mille miliardi di dollari nel 2020. Entro il 2030, il costo sarà di mille miliardi al mese. In confronto, la guerra in Ucraina costa 150 miliardi di dollari l’anno. Per quanto faticosa, la corsa ai ripari è già iniziata: nel 2025 Leonardo ha ricevuto ordini per un miliardo nel settore Cyber & security solutions. Numeri “in decisa crescita”.
Leonardo sta per sperimentare in Ucraina il sistema di difesa Michelangelo (e intanto pensa già ai paesi del Golfo)
Presentato a Roma l'aggiornamento del Piano industriale 2026-2030, dopo i dati positivi del 2025. Roberto Cingolani annuncia l'imminente sbarco in Ucraina del sistema di difesa aerea Michelangelo








