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Ultimo aggiornamento: 7:15

Un libro osceno, impubblicabile, da mettere al bando. Ci ha impiegato più di trent’anni il capolavoro di D.H. Lawrence L’amante di Lady Chatterley a circolare in forma integrale e libera. Di mezzo, pubblicazioni clandestine, sequestri e un processo – durato sei giorni e conclusosi il 2 novembre 1960 (giusto 65 anni fa) – passato alla storia come uno dei processi all’arte più famosi del Novecento, che ha sancito la fine della censura letteraria moderna in Europa.

Siamo in Gran Bretagna. L’opera di Lawrence – con al centro la storia d’amore passionale tra una donna dell’aristocrazia inglese, Constance Chatterley, e Oliver Mellors, il guardiacaccia della tenuta del marito – all’interno della quale l’autore aveva messo tanti elementi autobiografici, era stata appena data alle stampe dalla grande casa editrice Penguin books senza tagli e censure, 32 anni dopo la prima pubblicazione semiclandestina fatta dall’autore presso una tipografia fiorentina. Fino a quel momento, il libro era circolato in Inghilterra e negli Usa solo in versioni “espurgate” dalle parti più esplicite: per la morale vittoriana le scene di sesso erano troppo volgari, per le autorità religiose Lawrence aveva “glorificato l’adulterio” e “dissacrato il matrimonio”, pilastro dell’etica cristiana.