A cinquant’anni, vale per i supplementi quello che vale un po’ anche per le persone: si tende a guardare indietro, ma si vuole, e molto, guardare avanti. La storia di Tuttolibri comincia in anni difficili per il Paese, e nelle intenzioni dell’allora direttore Arrigo Levi e del suo vice Carlo Casalegno c’era proprio l’idea di immettere energie nuove nel dibattito pubblico. Come? Con i libri, appunto, raccontandoli attraverso le recensioni e misurando il loro gradimento attraverso le classifiche (fu una novità, prima di allora nei giornali italiani non ve n’era traccia). Dai ragionamenti sui libri nascevano le grandi interviste, alcune delle quali troverete in questo numero speciale, e le polemiche, i dibattiti, e un confronto serrato con il mondo editoriale, considerato l’alter ego indispensabile per una sana dialettica sulla cultura.
Le caratteristiche di quell’inizio hanno costruito nei decenni un coagulo di appartenenze, un senso di comunità- riconoscibile anche nella critica “non è più il Tuttolibri di una volta”, come se ognuno in cuor suo sentisse di poter individuare lo spirito originario dell’impresa, essendone in qualche modo parte. Il Tuttolibri di oggi è fatto di quello di ieri: difficile non cogliere, nelle pagine di questi cinquant’anni - di cui questo numero costituisce un piccolo saggio - un certo qual coraggio, un gusto per l’azzardo, una malcelata propensione alla scommessa, e lo sguardo sguincio, eccentrico, tendente al disallineamento di tanti autori e autrici che vi hanno lasciato il segno.






