Il Nordest, territorio tipicamente composto da imprese solide ma prudenti, sta vivendo negli ultimi anni un momento di riassestamento che possiamo anche definire come un vero e proprio cambio di paradigma. I dati di vigilanza di Banca d'Italia, che analizzano l'ultimo biennio e il primo trimestre dell'anno, mostrano infatti come le aziende venete, friulane e trentine stiano ristrutturando il proprio "risparmio finanziario" per rispondere a un contesto di tassi d'interesse più alti e di opportunità di investimento più redditizie.

Nel Nordest, le imprese detenevano a fine marzo 129,4 miliardi di euro di depositi, con una leggera flessione del -2,1% rispetto ai 12 mesi precedenti. Di questi, 111,9 miliardi sono collocati in conto corrente, in calo del -1,6%, mentre i depositi a risparmio – ovvero quelle riserve a durata predefinita o con preavviso di rimborso – ammontavano a 17,5 miliardi, diminuiti del -4,8% nell'anno. Questo calo, per quanto contenuto, segnala tuttavia una nuova consapevolezza: la liquidità va gestita, non solo accumulata.

Parallelamente, la componente più dinamica è rappresentata dai titoli a custodia, che salgono a 42,3 miliardi di euro, con una crescita notevole del +19,8% su base annua. Una crescita che testimonia una profonda trasformazione strategica nella gestione della liquidità aziendale: le imprese non parcheggiano più, investono. La composizione del portafoglio evidenzia questa nuova strategia. Le quote di OICR (fondi comuni e organismi di investimento collettivo) guidano con 13,2 miliardi (+16,7%), pari al 31,2% del totale: segno di una crescente fiducia nella gestione professionale e nella diversificazione. A seguire le azioni, che con 12,5 miliardi (+28,8%) rappresentano il 29,5% del portafoglio, confermando un deciso appetito per il rischio azionario.