La Giornata Mondiale del Risparmio ha superato il traguardo del secolo ma rimane più che mai d’attualità. Istituita nel 1924 durante il primo congresso internazionale delle Casse di Risparmio a Milano, rimane un appuntamento fondamentale di informazione e formazione sui temi della finanza in un Paese come l’Italia che resta purtroppo ancora agli ultimi posti in Europa sulla conoscenza delle opportunità e, soprattutto, delle trappole in questo settore fondamentale. Investire con oculatezza è fondamentale nel quotidiano ma anche per costruirsi un futuro più sereno soprattutto oggi con la prospettiva di pensioni che per i giovani porteranno al massimo ad assegni mensili di un 60% dell’ultima retribuzione.
In primo piano c’è sempre la questione degli investimenti in un Veneto e in un’Italia che vede ancora una montagna di soldi parcheggiati in banca. «I conti correnti in Italia sono 48 milioni e hanno depositati per circa 1200 miliardi, con tassi di remunerazione a settembre in media dello 0,27% contro tassi Bce del 2%», dichiara Giuliano Xausa, segretario nazionale della Fabi, il principale sindacato dei bancari: «Stiamo assistendo a un’erosione del valore effettivo dei soldi depositati perché l’inflazione resta al 2%. L’asimmetria tra costo del denaro e rendimento verso i clienti è purtroppo un comportamento negativo delle banche diventato standard. Sarebbe bene intervenire remunerando un po’ di più i risparmi tenuti fermi dagli italiani». Da qui arrivano anche i larghissimi utili cedole banche italiane finiti nel mirino di alcuni partiti di governo che li tacciano di essere “extraprofitti”. Al di là delle polemiche, quello che interessa soprattutto è che quei risparmi potrebbero essere fatti fruttare molto meglio anche senza alzare troppo l’asticella del rischio. Un buon conto deposito può sempre dare un interesse del 2-3% lordo (tassazione al 26%) mentre il più classico degli investimenti italiani, il Btp, rende anche di più e soprattutto viene tassato al 12,5% su cedole e premio finale extra come nel caso dei Btp Valore. Invece si vuol tassare di più le banche con rischi evidenti. «La nostra preoccupazione è che questi aumenti dell’Irap decisi in finanziaria possano portare ad aumenti dei costi di gestione dei conti correnti e dei servizi bancari», ricorda Xausa.














