- Per l'uliveto Italia, nel suo complesso, si prevede una buona annata, anche se in forma disomogenea: in forte crescita al Sud, in drastico calo al Centro-Nord, per un totale di 300mila tonnellate. La raccolta delle olive segna un incremento del 21% rispetto allo scorso anno, facendo così recuperare all'Italia la sua storica seconda posizione tra i principali produttori. Sono le stime presentate a "La Prima dell'Olio" a Palazzo della Valle, su dati Ismea, da Confagricoltura e Unapol in apertura della stagione oleicolo-olearia 2025/2026 durante un evento nato per rilanciare, insieme a Carapelli, dialogo di filiera, innovazione, e formazione di nuovi olivocoltori in un comparto con addetti di età media superiore a 53 anni.

"Per ogni giovane olivicoltore, ce ne sono circa 10 over 55 con conseguenti problemi di sicurezza sul lavoro e rischio di abbandono delle colture e del paesaggio olivicolo che qualifica l'Italia" evidenzia il presidente di Unapol (Unione Nazionale Produttori Olivicoli) Tommaso Loiodice chiedendo azioni che diano futuro al settore. Un progetto pilota di formazione partirà a breve in collaborazione con l'Istituto Agrario di Roma.

"Le stime di produzione indicano che l'Italia ha potenzialmente recuperato - sottolinea Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura - il proprio posizionamento nell'ambito dei Paesi produttori, tornando al secondo posto nella classifica mondiale dei principali produttori di olio d'oliva." Sul fronte dei consumi, l'Italia si conferma il secondo Paese consumatore al mondo, mentre su quello dei prezzi, interessante il mantenimento del differenziale di prezzo dell'olio italiano, quasi il doppio rispetto a quello spagnolo e greco. Segnali positivi sono da cogliere anche dall'analisi della bilancia commerciale, che nei primi sette mesi del 2025 risulta in lieve avanzo, cosa poco consueta per il settore dell'olio di oliva.