La sera del 29 aprile Hitler entrò nella sala conferenze: ad attenderlo c'erano Eva, Bormann e Goebbels, Magda, Gerda Christian, Constanze Manziarly, i generali Wilhelm Burgdorf e Hans Krebs, e Artur Axmann, il capo della Gioventù hitleriana, che aveva raggiunto il bunker. Come ufficiale di stato civile era presente Walter Wagner, arrivato lì dopo varie peripezie. Eva indossava un vestito lungo in taffettà nero, dalla gonna molto abbondante e con il collo alto, uno degli abiti preferiti di Hitler. Portava un braccialetto d'oro con tormaline, un orologio con brillanti, un ciondolo di topazi e una spilla appuntata tra i capelli. Hitler indossava l'uniforme. Gli anelli nuziali, che provenivano con ogni probabilità dall'oro della Gestapo, erano larghi. (Il giorno dopo Eva spedì il suo all'amica Herta.) Il cerimoniere disse: «Chiedo a Lei, Mein Führer, Adolf Hitler: acconsente a prendere Fräulein Eva Braun come sua sposa? ... E adesso chiedo a Lei, Fräulein Eva Braun...».
Eva firmò prima con il cognome da ragazza, poi corresse: «Eva Hitler». (Sottolinea Fest: «Nella sua qualità di Führer – Hitler lo aveva più volte affermato – egli non poteva essere sposato, dal momento che l'aura mitologica da lui attribuita al concetto non tollerava tratti umani».) Poi Hitler rimase chiuso nel suo studio fino alle 4 del mattino con la segretaria per completare il testamento e firmarlo. Eva, nel frattempo, chiese che venissero serviti dolci e champagne, e fece musica con l'unico disco rimasto.






