Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 8:08

“Ogni giorno piango, perché mi hanno tolto il lavoro pur esistendo ancora l’azienda: Ita rappresenta chiaramente la continuità di Alitalia”. Chi parla è una ex dipendente di quella che veniva chiamata la compagnia aerea “di bandiera”. Da oggi è disoccupata, insieme ad altri quasi due mila suoi ex colleghi. Tra questi c’è pure suo marito, che si sofferma sulle promesse tradite di Giorgia Meloni: “Durante la campagna elettorale per le politiche 2022 – ricorda – Fratelli d’Italia aveva promesso che avrebbe ribaltato la scelta del Governo Draghi di non dichiarare la continuità aziendale. E invece non solo si è proseguito sulla stessa linea, ma dopo le prime sentenze favorevoli ai lavoratori è stato approvato un decreto interpretativo che di fatto ha sancito la fine per 1.900 dipendenti”.

L’agonia dei lavoratori Alitalia dura da anni, attraversa le diverse crisi, ma oggi arriva a un punto cruciale. Da oggi queste persone non sono più dipendenti della compagnia, e l’ultima speranza a cui possono appigliarsi è il ricorso alla Corte di giustizia europea promosso dal Tribunale di Roma. Finora, le pronunce sono state negative: alcuni mesi fa la Corte Costituzionale ha rigettato il ricorso. Il nodo resta sempre lo stesso: Ita Airways, azienda nata evidentemente dalle ceneri di Alitalia, ha acquisito solo i “beni e servizi” o il “ramo d’azienda” a tutti gli effetti? Fuori dai tecnicismi: opera in perfetta continuità con Alitalia o è un soggetto del tutto nuovo. Il governo Draghi, con l’avallo dell’Unione europea, ha stabilito la discontinuità. Ecco perché a ottobre 2021 Ita Airways ha potuto avviare le attività assumendo chi voleva, e non assorbendo automaticamente tutti i dipendenti di Alitalia.