Sabato 18 ottobre Ore 22

Domani parto, torno in Israele dopo sei mesi, troppi, è la mia nona volta dal 7 ottobre, non posso fare altrimenti che respirare l’aria del mio paese, sentirne la lingua, stare in mezzo alla gente vedere che è tutto a posto, che ci siamo ancora. Questa volta è diversa, gli ostaggi vivi, sono rientrati a casa.Mi chiedo se ci saranno ancora quelle foto strazianti che ti aspettavano a Ben Gurion, probabilmente solo quelle di chi non è tornato ancora. Io lo so che non va tutto bene, so che le ferite di questo popolo sono profonde e insanabili, ma so anche che ce la faranno. Andrò di nuovo in un kibbutz, al Nova festival, al cimitero delle macchine, andrò nella piazza degli ostaggi dove ho degli affetti profondi. Finirò la settimana con un matrimonio, perché così è per gli ebrei, gioia e dolore, sempre.

Domenica 19 ottobre Ore 23.30

È stato un viaggio lungo e stancante, non stavo bene. In aereo volano anche Nadav e Michal, li abbiamo appena ospitati a Milano, li guardo e mi dico che sono i nostri nuovi sopravvissuti e come tale provo per loro un rispetto e una tenerezza infinite. Ho detto loro che incontrarli mi ha cambiato la vita e che contiamo su diloro eloro su di noi per sempre e così Israele non soccomberà mai. Per sconfiggere i loro demoni avranno bisogno di tempo. All’aeroporto hanno tolto le foto degli ostaggi, sono rimasti i tredici morti. Si aspettano i corpi. Domani andremo al Sud.