Capire come il cervello traduce ciò che gli occhi vedono in un movimento coordinato è uno dei problemi più complessi delle neuroscienze. A cimentarsi in questa sfida è stato un gruppo di neurobiologi (Eva A. Naumann e Matthew D. Loring della Duke University, negli Stati Uniti) e di ingegneri (Auke Ijspeert, Xiangxiao Liu, Luca Zunino del Politecnico federale di Losanna, in Svizzera, e Pedro Morais dell’Istituto Superiore Tecnico di Lisbona, in Portogallo), che ha di recente firmato uno studio pubblicato su Science Robotics.
Per compiere la loro ricerca, gli esperti hanno utilizzato larve di pesce zebra (Danio rerio), spesso impiegate nelle sperimentazioni neuroscientifiche, sia perché il loro organismo è trasparente e consente, quindi, di osservare l’attività neuronale in tempo reale, sia perché è lungo pochi millimetri, quindi facile da gestire nei test.
Larve di zebrafish (Getty)
Obiettivo del team era comprendere in che modo vista, corpo, ambiente interagiscono tra loro per permettere a questo organismo di mantenere la posizione controcorrente, un comportamento noto come optomotor response.
Le tappe della ricerca







