Egregio direttore, mi ha molto colpito quanto accaduto all'Università di Venezia. Finora ad essere censurati e cacciati erano stati uomini e donne non di sinistra. Adesso è toccato anche a un esponente del Pd. Che però è un ebreo. E tanto basta per scatenare l'intolleranza dei proPal veneziani che all'urlo. "È un sionista, non può parlare", hanno sfrattato il parlamentare del Pd Fiano e gli altri partecipanti al dibattito impedendo il previsto dibattito. Ma questi proPal non sono gli stessi con cui i dirigenti del Pd, a cominciare dalla segretaria, hanno sfilato nelle scorse settimane per le strade di tutta Italia? Non c'è qualcosa che non torna?
Luca Meoli
Padova
Caro lettore, credo che lei abbia colto un aspetto importante. La sinistra italiana, pur con tutti i cambiamenti di nomi e di leader, non è ancora riuscita a risolvere alcune contraddizioni. Anzi, la segreteria Schlein, caratterizzando in senso più radicale la linea del Pd e scegliendo nei fatti la subalternità alla Cgil di Landini, le ha per certi aspetti persino accentuate. Sia chiaro: gli esponenti del Pd sono stati i primi lunedì a dissociarsi in modo netto da quanto era accaduto all'Università Ca' Foscari e a esprimere la solidarietà ad Emanuele Fiano, leader di Sinistra per Israele nonché ex parlamentare del Pd. Non potremmo dire che la stessa tempestività e chiarezza i dem l'abbiano manifestata in altre occasioni quando ad esponenti di diverso orientamento politico era stato impedito di parlare. Ma non è questo il punto. A sinistra come a destra l'indignazione, in questi casi, funziona spesso a corrente alternata: scatta subito se la vittima è un amico, altrimenti ha tempi di maturazione più lunghi. E spesso non matura proprio.












