«L’irruzione mezz’ora dopo l’inizio dell’incontro, urla e slogan e lo striscione: “Fuori i sionisti dalle università” con la firma del Fronte della gioventù Comunista» (RaiNews). Così, all’Università di Venezia, hanno impedito di parlare sul Medio Oriente a Emanuele Fiano, ex deputato del Pd, il quale dopo, fra l’altro, ha dichiarato: «Quello di chi ha contestato, è stato un atteggiamento fascista».
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha commentato: «A Emanuele Fiano a cui esprimo solidarietà e con cui ho sempre avuto un simpatico rapporto personale, mi permetto di segnalare che almeno in questo caso citare il fascismo come principio guida per i proPal è un po’ azzardato. Forse riservare al fascismo le indubbie colpe storiche verso gli ebrei italiani e chiamare invece col loro nome le idee che ispirano oggi i proPal sarebbe più onesto e opportuno».
Ma a sinistra c’è sempre molto imbarazzo nell’uso della parola “comunisti” (e comunismo) per dei fatti deplorevoli. È difficile perfino per Fiano che è un socialdemocratico. Perché il Pd è comunque erede del Pci. È la storia lunga dei partiti di sinistra, la storia di uno strappo che non c’è mai stato veramente.
In genere si giustificano dicendo che i comunisti italiani non si possono assimilare ai regimi comunisti dell’Est. Ma il Pci è stato legato a doppio filo a quei regimi e perfino Enrico Berlinguer, che viene sempre evocato come simbolo della “diversità” italiana, in realtà è sempre stato un comunista. Così si è sempre identificato. Cresciuto come pupillo di Togliatti - che era di casa a Mosca - anche nella sua maturità, gli anni della segreteria del Pci, restò un comunista a 24 carati.











