Una maxi-licenza di 14mila lavoratori amministrativi negli uffici di tutto il mondo. Saranno sostituiti dall'Intelligenza artificiale. Ma forse già da gennaio gli esuberi potrebbero diventare 30mila, con diversi addetti anche nei magazzini che saranno sostituiti dai robot, già presenti come aiutanti.
Quello di Amazon è solo l'ultimo annuncio tra le big tech e le grandi multinazionali di riorganizzazione aziendale che taglia il personale, “riduce la burocrazia” e lascia spazio alle macchine, puntando a ridurre i costi, ma non la produttività. Una rivoluzione che in Italia, secondo le stime di Accenture, metterà a rischio circa 5 milioni di posti di lavoro entro il 2035 e costringerà altri 9 milioni di lavoratori a riqualificarsi per non perdere la propria occupazione. Ma creerà anche 2,5 milioni di nuovi posti, che uniscono la creatività e le competenze sociali alla conoscenza dell'informatica hi-tech.
In attesa dell’arrivo della vera e propria ondata disruptive degli algoritmi, nel Paese si vedono già gli effetti di un primo livello di automazione, che da Electrolux a Decathlon, passando per Tim e Barilla, oltre a banche e supermercati, sta portando alla riduzione di alcune mansioni, per lo più senza particolare qualificazione. Nelle fabbriche sono coinvolti operai di linea, addetti al montaggio e manutentori semplici. Nella logistica gli addetti allo smistamento. Nella grande distribuzione cassieri e scaffalisti. Nella produzione alimentare gli addetti al confezionamento. E infine gli operatori telefonici e di call center, i profili contabili junior, gli addetti alla fatturazione, i grafici, i traduttori e i copywriter. Secondo i dati della Conferenza nazionale di statistica, in Italia nel 2023 solo il 5% delle aziende faceva uso massivo dell’IA, ma la percentuale sta crescendo rapidamente.













